Nella vita di ciascuno di noi si attivano comportamenti diversi, spesso rivolti al nostro interesse e al potenziamento della nostra individualità, ma è necessario che qualche volta ci dimentichiamo di noi stessi, almeno per un po', e ci rendiamo disponibili agli altri. In questo modo possiamo scoprire la bellezza dei gesti altruistici e il piacere di donare qualcosa che ci appartenga a qualcuno che possa trame giovamento.
Possiamo donare il nostro tempo, un sorriso, possiamo fare un' offerta economica, possiamo ascoltare,possiamo offrire una spalla su cui chinarsi e piangere, possiamo cioè scoprire con un gesto la parte migliore di noi e degli altri.
Quando doniamo ci mettiamo nella condizione di sentire il bisogno del!' altro, comprendiamo con maggior intensità la sua condizione e l'altro, credo, sente questa disposizione benevola. Talvolta basta donare ciò che a noi sembra di poca importanza, ma quando arriva agli altri può rivestirsi di un valore immenso.
Se dai qualcosa di te ad un altro non perdi una parte di te, ma forze la potenzi, l' accresci, la valorizzi e ti sembrerà di essere più ricco,non certo più povero.
Nella nostra società e nella nostra epoca, dove si è creato il culto del possedere e dell' acquisire sempre di più, donare diventa un atteggiamento ancora più importante e nobile: è come andare contro-corrente.
Lo comprendiamo in modo particolare noi ragazzi che viviamo dentro le mode e dentro le tendenze dei nostri giorni e che difficilmente rinunciamo a quello che ci sembra necessario o dovuto. Eppure, se ci ricordiamo di aiutare chi soffre, se partecipiamo a qualche opera di volontariato, se proviamo ad aiutare chi è in difficoltà per un terremoto o per qualche evento drammatico, ci accorgiamo che tante cose desiderate e inseguite diventano semplici apparenze, vuote di qualunque valore perché ben altro ci dà felicità.
Nella mia vita ho già avuto occasione di capire quanto un dono, piccolo inatteso e dato con il cuore possa rendere sereno qualcuno che in quel momento aveva bisogno di un gesto d'amore. In verità quando doniamo cose o affetti esercitiamo un' arte antica e sempre apprezzata, cioè vivere con altruismo e con partecipazione, ricevendo e sentendo dagli altri i segnali da cui si intuisce un bisogno.
Quando ho donato un libro, degli appunti, un gioco, il tempo per una serata di beneficienza o per la raccolta di alimenti che andranno alle comunità e alle mense sociali, ho sentito di appartenere ad una realtà sociale, mi sono sentita appagata come se quella disponibilità verso gli altri mi facesse bene, mi rendesse migliore e ammirevole. Nel momento in cui il tuo sacrificio diventa lo strumento per donare agli altri capisci che in fondo alcune sofferenze e privazioni che sembrano insopportabili,se condivise e comprese da chi ti sta intorno e rivolte a fare del bene possono addirittura sembrare desiderabili e non sono quindi più un sacrificio. Nel bisogno e nella disponibilità al sacrificio si crea un' empatia talmente straordinaria alla quale, quando la si è provata, è difficile rinunciare.
A questo proposito vorrei ricordare mio nonno che fin da quando era giovane ha cercato con la donazione di qualcosa di sé di soccorrere quanti avevano bisogno. Ho infatti saputo da pochi giorni, in coincidenza con la sua recente morte, che era stato uno dei fondatori dell’ AVIS di Marciano della Chiana e che nella lista compariva tra i primi donatori di sangue. Questa disponibilità a sacrificare se stesso, a comprendere la necessità di una trasfusione, a non curarsi del dolore e di una certa impressione del prelievo, mi ha fatto sembrare il nonno come un "eroe" silenzioso, che senza parlare troppo, perseguiva il suo disegno.
Pensando a lui e al valore simbolico del suo dono, cioè il sangue che rappresenta l'energia vitale del nostro corpo, ho la sensazione che la sua vita non sia finita con la sua vita, ma si sia espansa tutte le volte che il suo sangue ha permesso ad altri di vivere. Sono orgogliosa di lui e del fatto che avesse creduto per tanti anni alla necessità di essere stato donatore Avis. Qualche volta ho sentito dai miei genitori che il nonno aveva dato in beneficienza offerte al Calcit e sapendolo ora anche donatore di sangue provo una dolcezza malinconica verso quest' uomo che mi ha fatto sempre sorridere, e che mi ha fatto credere di vivere con leggerezza e senza preoccupazioni, quando intanto non perdeva di vista il dolore degli altri.
Melissa Cardini

